L'Espressionismo, prima che un movimento legato
ad un particolare gruppo di artisti e collocabile in una precisa
area culturale e geografica, è una tendenza che più
volte si è manifestata nel corso della storia. Nel Novecento
si ripropone in antitesi all'Impressionismo: dipingendo non si
trasferiscono sulla tela solo i dati della propria percezione,
ma anche il proprio modo di interpretare la realtà, filtrando
ciò che si vede attraverso le proprie emozioni. L'Espressionismo
quindi, è sulla linea di ricerca di Van Gogh, più
che di Gaugain e dei Simbolisti, e si manifesta in Francia con
i Fauves («belve») e in Germania con il gruppo Die
Brücke («il ponte»): i due movimenti nascono
quasi contemporaneamente attorno al 1905.
Quello dei Fauves non è un gruppo compatto e non ha un
programma definito; il suo maggior esponente è Henri Matisse
e del gruppo fa parte anche Georges Braque, che successivamente
sarà un esponente del Cubismo. Per i Fauves, protagonista
dell'immagine è il colore che, distribuito con pennellate
ben evidenti, ritma la composizione e «costruisce»
in senso vero e proprio il dipinto. Si abbandona pertanto ogni
modalità di rappresentazione illusoria della profondità
e si rifiuta la pittura tonale tradizionale, per ispirarsi invece
all'arte primitiva, ritenuta più istintiva e vitale. Nei
dipinti dei Fauves sono assenti perciò gradazioni di colore
e sfumature, effetti di chiaroscuro e di volume, le tinte sono
fortemente contrastanti. La prevalenza dei colori puri acquista
anche un significato simbolico e serve a sottolineare la condizione
interiore di totale disponibilità a reinventare nuovi modi
di comunicare con l'immagine. Nel 1907 i Fauves attraversano un
momento di crisi dopo l'entrata di Picasso; il gruppo finirà
con lo sciogliersi, e Braque, insieme a Picasso, aprirà
la ricerca cubista.
I principali esponenti dei Fauves sono: Matisse, Vlaminck, Derain,
Dufy, Van Dongen.
Il
gruppo espressionista tedesco Die Brücke ha invece un preciso
programma scritto, in cui si autodefinisce realista e rivoluzionario.
Come i Fauves, anche gli artisti di Die Brücke si ispirano
all'arte dei primitivi recuperando inoltre tecniche e materiali
legati alla tradizione popolare tedesca, come la xilografia. Il
gruppo Die Brücke ha un orientamento ideologico preciso e
l'apprezzamento per le espressioni d'arte popolare e primitiva
diventano la manifestazione di un aperto dissenso nei confronti
della società borghese e conservatrice della Germania di
quel tempo. I soggetti prediletti dagli Espressionisti tedeschi
sono polemicamente tratti dalla realtà quotidiana della
classi lavoratrici e più deprivate: gente della strada,
avventori di caffè, emarginati. I colori corposi, densi,
appaiono incrostati sulla tela come se la materia volesse comunicare
la sensazione sgradevole di certe realtà di bruttezza e
degrado umano. Dunque, con l'Espressionismo tedesco, l'immagine
diviene anche una forma di denuncia. Nel 1913 il gruppo si scioglie
ed i singoli esponenti continuano ad operare in modo autonomo.
Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale e l'avvento del
nazismo, il movimento riacquisterà vigore con Otto Dix
e George Grosz, che esprimono attraverso le loro opere, in modo
esasperato e fortemente drammatico, la violenta protesta contro
la società che prepara una nuova guerra. Il regime nazista
li definisce «degenerati» e li costringe ad emigrare
negli Stati Uniti.
I principali esponenti del gruppo: Die Brücke
sono: Kirchner, Heckel, Nolde, Schmidt-Rottluff, Pechstein, Müller,
Barlach.
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