Nel
primo decennio del XX secolo, dopo le teorie di Marx ed Engels
e le profonde trasformazioni sociali, economiche e politiche,
prodotte dalla Rivoluzione industriale, si affermano in tutta
Europa i movimenti popolari e socialisti, attraverso la costituzione
di Sindacati e Partiti operai, che in Russia, nel 1917, avranno
una realizzazione concreta con la Rivoluzione d'Ottobre. Dal 1914
al 1918 l'Europa è sconvolta da un conflitto che assumerà
carattere mondiale ed al quale parteciperà anche l'Italia,
inizialmente neutrale. Alla fine del conflitto, in conseguenza
di una serie di scioperi e lotte operaie e contadine, causate
dalla grave crisi economica postbellica, in Germania ed in Italia
i ceti conservatori determinano una reazione che si concretizza
in forme di governo totalitario (Nazismo-Fascismo). Queste dittature
impediscono ogni manifestazione di dissenso, non solo politico,
ma anche culturale, ponendo al bando tutti gli intellettuali e
gli uomini non graditi al regime.
I movimenti artistici italiani, che nella seconda metà
dell'Ottocento avevano trovato difficoltà nello stabilire
contatti con i movimenti europei, proprio a causa della complessa
situazione politica precedente l'unità d'Italia, nel Novecento
vedono ancora compromesso il loro sviluppo, che prenderà
avvio solo dopo la fine del secondo conflitto mondiale. I principali
movimenti d'arte moderna, fatta eccezione per il Futurismo, si
sviluppano quindi fuori l'Italia, in Europa e in America, nei
primi trent'anni del secolo, investendo tutti i settori della
cultura e testimoniando le notevoli influenze esercitate dalle
nuove conquiste teoriche e scientifiche del Novecento.