L'Op-art
si manifesta inizialmente verso la fine degli anni Cinquanta del
Novecento ed il suo nome nasce dalla contrazione dell'espressione
«Optical art». La tendenza è caratterizzata
dal desiderio di approfondire e riutilizzare le ricerche visuali
già condotte nell'ambito del Bauhaus, del Futurismo e del
Dadaismo. Agli artisti della Op-art non interessano più
un bel paesaggio o la figura umana, ma gli infiniti stimoli prodotti
dalla realtà contemporanea con il suo dinamismo, le sue
continue trasformazioni, con la sua tecnologia sempre più
sofisticata, con il suo spettacolo visivo e sonoro. E quindi inventano
forme con un procedimento quasi scientifico: si servono delle
tecniche industriali per ricreare effetti di movimento ed effetti
ottici. Tali effetti sono ottenuti per mezzo sia di congegni meccanici,
luminosi, elettromagnetici, sia di accostamenti di colori netti
a linee, punti, forme geometriche che destano nell'osservatore
reazioni ottiche e psicologiche, sensazioni particolari, soggettive.
L'osservatore pertanto viene stimolato a completare l'opera con
il suo personale intervento.
In America la Op-art fu proposta ufficialmente a New York nel
1965, nella grande mostra di arte astratta percettiva, nella quale
si evidenziò la personalità di Poons; in Europa
tali ricerche iniziate da Vasarely, furono seguite da: Soto, Agam,
Munari, Gerstner e Bury.
Informale
- Action Painting
- Op-art - Pop-art
Arte Concettuale
- Postmoderno -
Transavanguardia
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