Il
Surrealismo si sviluppa negli anni Trenta del Novecento. In questo
periodo si afferma la psicoanalisi, una teoria che studia l'influenza
esercitata sul nostro comportamento dai desideri e dagli impulsi
istintivi. Tali desideri ed impulsi, dei quali spesso non siamo
consapevoli, si rivelano soprattutto nei sogni. Il Surrealismo
ricerca il modo di esprimere nelle immagini il mondo irreale ed
a volte angoscioso che è caratteristico del sogno. Le opere
di pittura e di scultura sono composizioni di frammenti di immagini
reali, disposti, accostati e combinati senza un ordine dettato
dalla logica, dalla ragione; esse creano un mondo nuovo, sconosciuto
ai nostri occhi; un mondo fantastico, stravagante, impossibile,
una fusione di realtà e sogno. Oltre a questi accostamenti
assurdi il ricorso alla deformazione e l'esecuzione nitida contribuiscono
a creare nelle opere surrealistiche quella tipica atmosfera allucinante,
inquietante. I Surrealisti con queste immagini intendono rappresentare
non la realtà esterna, ma la realtà interiore dell'uomo,
quella più nascosta, che si trova nel più segreto
dell'anima, cioè l'inconscio con i suoi desideri, le sue
frustrazioni, inquietudini, aspirazioni. Evocando o rivelando
questo mondo, l'artista, e quindi l'uomo, si sente totalmente
libero di esprimersi, senza costrizioni imposta dalla società,
dalla tradizione, dalla morale, dalla logica, dalla religione.
L'osservatore è libero di interpretare, di trovare significati
simbolici. In questo senso il Surrealismo riprende e sviluppa
la ricerca iniziata dal Simbolismo, che vedeva nell'immagine non
la rappresentazione della realtà, ma la rivelazione di
tutto ciò che nell'uomo sfugge al controllo della ragione.
I principali esponenti del Surrealismo
sono: Ernst, Mirò, Arp, Masson, Tanguy,
Dalí, Magritte, Delvaux.
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